“Le cose dell’arte cominciano spesso dove finiscono quelle della vita.
La vita comincia come una nascita, un’opera d’arte può cominciare nel segno della distruzione: regno delle ceneri, ricorso al lutto, ritorni di fantasmi, scommessa necessaria sull’assenza.”
Georges Didi-Huberman, sculture d’ombra aria polvere impronte fantasmi

 

L’immagine, questa cosa densa e toccante, perché è così importante?
Perché alle immagini affidiamo i nostri pensieri, i nostri desideri, le nostre aspirazioni e le nostre paure.
I volti, i colori, la sensazioni e gli stati d’animo sono immagini che portiamo dentro.
Ma sbaglieremmo a considerare le immagini come un duplicato tangibile delle cose e delle persone.
Sono ricordi, impressioni, indizi e frammenti.

 

 

Sono residui che galleggiano nella zona incerta del non più e del non ancora.
Le immagini, questi oggetti fisici e mentali, hanno il dono di sopravvivere alle cose e alle persone, diventandone i loro spettri e i loro fantasmi.
Ceneri tiepide di fiamme che non bruciano più.
Una collezione di scatti, un catalogo di questi resti.
E come un negromante contemporaneo decide di metterle in fila per invocarne l’anima, per percepirne la carne.
“Immagine: cenere viva”
Immagini, come tracce. Tracce come ceneri.

 

 

 

“Chi è Cenere? Dov’è? Dove sta correndo a quest’ora?
Una persona scomparsa e una cosa che, a un tempo, ne serba e ne perde la traccia, la cenere.
La cenere è appunto questo: ciò che serba per non più nemmeno serbare, mentre il resto è affidato alla dissipazione”
“Non vi è cenere senza fuoco […] I.L.Y.A.L.C. (il y a là la cendre, vi è là la cenere)”.
Jacques Derrida, Ciò che resta del fuoco

 

 

Credits

cliente: Personal Work data: 2014 – 2016 fotografie: Andrea Garzotto tecnologia: Nikon FE2 layout: (ty)