This series of portraits speak about unemployment, not through statistics, but through the point of view of men and women who daily fight against anxiety, depression, expectation, hope that something will change in the future.

DISOCCUPATIA is a kind of psychological illness due to the inability to use the much time available, linked to unemployment

La forza di un ritratto passa attraverso lo sguardo, la condivisione con chi guarda delle pieghe d’espressione del guardato, dei tratti fisiognomici che ne esprimono l’essenza, e fanno ipotizzare una propensione caratteriale del soggetto ritratto, il suo stato d’animo è inteso leggendo piccoli, quasi impercettibili segni.
Ma in un processo di sintesi, come quello operato da Marco Dal Maso in DISOCCUPATI/E (work in progress), in cui il volto non compare mai, la visione identitaria si deve cercare nel contesto, in elementi che sono “altri” dal volto, scavando nel quadro compositivo.
Voltati di spalle, i protagonisti degli scatti costringono lo spettatore ad uno sforzo duplice: da un lato uno sforzo immaginativo, ipotizzando un viso come fosse un esercizio ottico di completamento di una parte mancante; dall’altro di concentrazione, spostando l’attenzione su tutto ciò che è collaterale ad esso, ma che diventa essenziale.
Dis-occupazione significa, non troppo banalmente, senza più occupazione. Da più di 24 mesi sono disoccupati, attualmente in Italia, oltre 4 milioni e 700 mila persone. Sotto i 25 anni ci sono 642 mila a non avere più un lavoro. Tanti di loro, troppi, dopo un paio d’anni di tentativi smettono di cercare un’occupazione.
In una società in cui il lavoro è un valore costituzionale, l’assenza di tale diritto comporta la sensazione di venire privati di una parte della vita stessa. Come in un domino, le conseguenze dell’inattività travolgono e sconvolgono la persona che la subisce: l’incertezza, la paura del futuro, l’impossibilità di far fronte a bisogni primari, a breve e lungo termine, di sè e di persone vicine, sono tutti disagi che si ripercuotono sulla salute psicofisica dell’individuo. Questi diventano ansie, attacchi di panico, depressioni che portano, in alcuni drastici casi, a compiere gesti estremi.
Partendo dall’idea che la perdita del lavoro non sia altro che il primo stadio di una serie di reazioni a catena che investono l’individuo nella sua sfera psichica, emotiva, fisica e comportamentale, attraverso la reiterazione della struttura compositiva Dal Maso insiste sul concetto di assenza: l’assenza di lavoro assume le fattezze, all’interno dello scatto, di un’assenza di prospettiva, parallelamente ad un’assenza di movimento. La stasi che vivono i disoccupati nella ripetizione di giorni uguali a se stessi, come in un “congelamento del tempo”, si trasmette negli scatti ai corpi immobili, alle pose stanche (immobilità precaria), alla luce che mette a nudo ogni singolo particolare.
Nella scelta dell’inquadratura frontale, nel primo piano invadente, Dal Maso costringe ad una vicinanza scomoda con i soggetti ritratti. Lo sguardo dello spettatore è costretto ad inglobare la figura colta di spalle e la sua stessa percezione dell’oggetto del guardare, sia esso la cucina della propria casa, il portone sbarrato della fabbrica chiusa per fallimento, il parco giochi sotto il condominio, il bancone di un bar. Dall’intimità scenografica dell’ambiente domestico al distacco emozionale del non-luogo, lo scarto è quasi impercettibile: le pareti di fondo sono tutte indistintamente ostacoli ad una visione allargata, metafora di una proiezione mentale impossibilitata a espandersi.

Credits

cliente: Personal Work
data: 2014
copy: Petra Cason
photo: Marco Dal Maso
luoghi: Padova, Vicenza
tecnologia: Nikon D800
layout: (ty)