SPAZIOFRATTOTEMPO

Il tracciato della TAV ridefinisce il territorio secondo una logica di velocità, imponendo una nuova geometria al paesaggio e alla vita di chi lo abita.
A Vicenza e provincia, il tempo del cambiamento è iniziato, ma le sue conseguenze si distribuiranno per anni nei vuoti lasciati dalle case abbattute, nei negozi chiusi, nei quartieri spezzati.

A pagare questo passaggio non sono solo i campi, le strade, i muri. Sono le persone che devono lasciare le loro abitazioni, rinunciare a un luogo costruito nel tempo, spesso con fatica. Sono famiglie sradicate, storie interrotte, legami dispersi.

Questo progetto prova a fermare lo sguardo prima che tutto venga coperto dal rumore. Racconta cosa resta quando si perde un posto da chiamare casa.

Ci sono momenti in cui il tempo cambia ritmo. Non scorre più come una linea continua, ma si interrompe, si divide in un “prima” e in un “dopo”. Un trasloco forzato, una casa da lasciare in fretta, un quartiere che non c’è più: in pochi giorni si perde ciò che si è costruito in anni.
Juliana, di origine cubana, ha vissuto questa frattura insieme alla madre. Per anni hanno abitato in un piccolo appartamento in affitto a Vicenza, finché i lavori per la TAV non le hanno costrette a cercare un nuovo alloggio. Ne sono seguiti mesi difficili, tra incertezza e attese, fino all’assegnazione di una nuova casa.
Oggi la vita è ripartita, ma resta la traccia di quel tempo sospeso: giorni veloci e concitati, alternati ad altri interminabili. È in queste cesure che il tempo mostra la sua natura più concreta: non solo un calendario che scorre, ma la misura delle nostre fragilità.
Perché ogni cambiamento imposto lascia dietro di sé qualcosa che non torna.
E il tempo, con il suo passo in avanti, non restituisce ciò che è stato.

I cantieri della TAV trasformano il volto della città, ridisegnando strade, piazze e quartieri. È un cambiamento epocale, che ridefinisce il rapporto tra architettura e vita urbana, aprendo nuove prospettive sullo spazio pubblico e sulla mobilità.